Il
pastore e teologo Dietrich Bonhoeffer diceva che oggi bisogna tornare dalla fretta alla calma e al
silenzio, dalla dispersione al raccoglimento, dalla sensazione alla
riflessione.Ed è vero
che noi tutti abbiamo bisogno di calma e di silenzio, di raccoglimento e di
riflessione. Ed è vero anche che siamo
tutti afflitti dalla fretta, dalla dispersione e dalla schiavitù delle
sensazioni. Costantemente confondiamo la
realtà con quel che sentiamo in un determinato momento. Continuiamo a disperdere le nostre energie in
una moltitudine di pensieri confusi. E
poi andiamo sempre di fretta. Abbiamo
perso la calma, non riusciamo a restare in silenzio, non siamo in grado di
raccoglierci e di riflettere.
Eppure il
testo biblico che è davanti a noi stamattina non invita alla calma, anzi inizia
con una parola: affrettiamoci. I traduttori
in genere traducono con: sforziamoci,
oppure con: applichiamoci. La Nuova Diodati dice: Diamoci da fare. Qualunque
sia la traduzione, è comunque un verbo che chiama i cristiani ad avere
fretta. Ma non la fretta della
gatta. Forse per afferrare il senso di
questa esortazione, la parola più adatta sarebbe premura. “Siamo premurosi”. Anche perché premura significa nello stesso tempo fretta e cura, attenzione e urgenza.
Ecco a cosa
siamo chiamati: ad una fretta che abbia riguardo, ad un’urgenza che sia solidale. Si potrebbe trascrivere il primo versetto di
questo testo nel modo seguente: Affrettiamoci
ad entrare nel riposo, ma mostriamo premura per coloro che si perdono lungo la
strada.
Quando Dio
rivolge a noi la sua voce, quando ci interpella, non dice: “Con calma, non devi
rispondere subito, prendi tutto il tempo che vuoi”. La parola di Dio è una parola che vuole
persuaderci subito. Vuole subito
conquistarci, vuole subito il nostro sì.
La parola di Dio non è una merce che si compra a rate. La parola di Dio ha fretta! Ha molta fretta! Ma ha anche molta premura verso ciascuno di
noi. Mostra un riguardo particolare per
noi.
La premurosa
fretta della parola di Dio attende una frettolosa risposta da parte nostra. Affrettiamoci a lasciarci persuadere. Ma la nostra risposta include anche gli
altri, coloro che non vogliono lasciarsi persuadere. Coloro che cadono e hanno difficoltà ad alzarsi. Coloro che invece di entrare nel riposo di
Dio, sono afflitti da un angoscioso peregrinare lontano da quel Dio che li ha
cercati e li ha già trovati. La fede non
è un fatto privato fra me e Dio ed esclude tutti gli altri. Affrettiamoci a lasciarci persuadere dalla
parola di Dio, ma mostriamo premura verso gli altri!
Diamoci da
fare, dunque, per entrare nel riposo di Dio.
Afferriamo la parola che Dio ci rivolge e lasciamo che essa possa operare
in ognuno di noi. La parola di Dio è una
parola della profondità e della simpatia.
Se mettiamo insieme tutte le qualità di questa parola, si resta a bocca
aperta: la parola è vivente, potente, molto tagliente, penetra, discerne, mette
in luce, disarma e mette a nudo. Ho
scelto di accoppiare tutti questi aggettivi in un’unica parola: profondità. La parola di Dio è una parola della
profondità e non della superficialità.
Non solo è
una parola profonda, ma è anche una parola che cerca in noi profondità. Separa i nostri pensieri superficiali da quelli
profondi. Separa la parte superiore del
nostro io, dalla parte profonda. Separa
la carne dalle ossa. Questa non è una
parola che si accontenta di volare alta sulla nostra testa e fare qualche ripresa
aerea. Questa è una parola-sottomarino
che vuole scendere nelle viscere profonde della nostra vita per scandagliare i
fondali. E non lo fa perché vuole
umiliarci e giudicarci. Né perché si
illude di trovare chissà quale tesoro nascosto in noi.
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