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Pensare la fede, dire la speranza

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7 febbraio 2010

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Ebrei 4: 11 Sforziamoci dunque di entrare in quel riposo, affinché nessuno cada seguendo lo stesso esempio di disubbidienza. 12 Infatti la parola di Dio è vivente ed efficace, più affilata di qualunque spada a doppio taglio, e penetrante fino a dividere l'anima dallo spirito, le giunture dalle midolla; essa giudica i sentimenti e i pensieri del cuore. 13 E non v'è nessuna creatura che possa nascondersi davanti a lui; ma tutte le cose sono nude e scoperte davanti agli occhi di colui al quale dobbiamo render conto. 14 Avendo dunque un grande sommo sacerdote che è passato attraverso i cieli, Gesù, il Figlio di Dio, stiamo fermi nella fede che professiamo. 15 Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non possa simpatizzare con noi nelle nostre debolezze, poiché egli è stato tentato come noi in ogni cosa, senza commettere peccato. 16 Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ottenere misericordia e trovar grazia ed essere soccorsi al momento opportuno.

Affrettiamoci

 

Il pastore e teologo Dietrich Bonhoeffer diceva che oggi bisogna tornare dalla fretta alla calma e al silenzio, dalla dispersione al raccoglimento, dalla sensazione alla riflessione.

Ed è vero che noi tutti abbiamo bisogno di calma e di silenzio, di raccoglimento e di riflessione.  Ed è vero anche che siamo tutti afflitti dalla fretta, dalla dispersione e dalla schiavitù delle sensazioni.  Costantemente confondiamo la realtà con quel che sentiamo in un determinato momento.  Continuiamo a disperdere le nostre energie in una moltitudine di pensieri confusi.  E poi andiamo sempre di fretta.  Abbiamo perso la calma, non riusciamo a restare in silenzio, non siamo in grado di raccoglierci e di riflettere.

Eppure il testo biblico che è davanti a noi stamattina non invita alla calma, anzi inizia con una parola:  affrettiamoci.  I traduttori in genere traducono con: sforziamoci, oppure con: applichiamoci.  La Nuova Diodati dice: Diamoci da fare.  Qualunque sia la traduzione, è comunque un verbo che chiama i cristiani ad avere fretta.  Ma non la fretta della gatta.  Forse per afferrare il senso di questa esortazione, la parola più adatta sarebbe premura.  Siamo premurosi”.  Anche perché premura significa nello stesso tempo fretta e cura,  attenzione e urgenza.

Ecco a cosa siamo chiamati: ad una fretta che abbia riguardo, ad un’urgenza che sia solidale.  Si potrebbe trascrivere il primo versetto di questo testo nel modo seguente: Affrettiamoci ad entrare nel riposo, ma mostriamo premura per coloro che si perdono lungo la strada.

Quando Dio rivolge a noi la sua voce, quando ci interpella, non dice: “Con calma, non devi rispondere subito, prendi tutto il tempo che vuoi”.  La parola di Dio è una parola che vuole persuaderci subito.  Vuole subito conquistarci, vuole subito il nostro sì.  La parola di Dio non è una merce che si compra a rate.  La parola di Dio ha fretta!  Ha molta fretta!  Ma ha anche molta premura verso ciascuno di noi.  Mostra un riguardo particolare per noi. 

La premurosa fretta della parola di Dio attende una frettolosa risposta da parte nostra.  Affrettiamoci a lasciarci persuadere.  Ma la nostra risposta include anche gli altri, coloro che non vogliono lasciarsi persuadere.  Coloro che cadono e hanno difficoltà ad alzarsi.  Coloro che invece di entrare nel riposo di Dio, sono afflitti da un angoscioso peregrinare lontano da quel Dio che li ha cercati e li ha già trovati.  La fede non è un fatto privato fra me e Dio ed esclude tutti gli altri.  Affrettiamoci a lasciarci persuadere dalla parola di Dio, ma mostriamo premura verso gli altri!

Diamoci da fare, dunque, per entrare nel riposo di Dio.  Afferriamo la parola che Dio ci rivolge e lasciamo che essa possa operare in ognuno di noi.  La parola di Dio è una parola della profondità e della simpatia.  Se mettiamo insieme tutte le qualità di questa parola, si resta a bocca aperta: la parola è vivente, potente, molto tagliente, penetra, discerne, mette in luce, disarma e mette a nudo.  Ho scelto di accoppiare tutti questi aggettivi in un’unica parola: profondità.  La parola di Dio è una parola della profondità e non della superficialità.

Non solo è una parola profonda, ma è anche una parola che cerca in noi profondità.  Separa i nostri pensieri superficiali da quelli profondi.  Separa la parte superiore del nostro io, dalla parte profonda.  Separa la carne dalle ossa.  Questa non è una parola che si accontenta di volare alta sulla nostra testa e fare qualche ripresa aerea.  Questa è una parola-sottomarino che vuole scendere nelle viscere profonde della nostra vita per scandagliare i fondali.  E non lo fa perché vuole umiliarci e giudicarci.  Né perché si illude di trovare chissà quale tesoro nascosto in noi.

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