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 22 novembre 2009

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Matteo 25, 1.«Allora il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini le quali, prese le loro lampade, uscirono a incontrare lo sposo. 2 Cinque di loro erano stolte e cinque avvedute; 3 le stolte, nel prendere le loro lampade, non avevano preso con sé dell'olio; 4 mentre le avvedute, insieme con le loro lampade, avevano preso dell'olio nei vasi. 5 Siccome lo sposo tardava, tutte divennero assonnate e si addormentarono. 6 Verso mezzanotte si levò un grido: "Ecco lo sposo, uscitegli incontro!" 7 Allora tutte quelle vergini si svegliarono e prepararono le loro lampade. 8 E le stolte dissero alle avvedute: "Dateci del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono". 9 Ma le avvedute risposero: "No, perché non basterebbe per noi e per voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene!" 10 Ma, mentre quelle andavano a comprarne, arrivò lo sposo; e quelle che erano pronte entrarono con lui nella sala delle nozze, e la porta fu chiusa. 11 Più tardi vennero anche le altre vergini, dicendo: "Signore, Signore, aprici!" 12 Ma egli rispose: "Io vi dico in verità: Non vi conosco".

Esser pronti

“In quel tempo il regno dei cieli sarà paragonato…”, così inizia la nostra parabola.  Chissà, forse quel tempo è riferito al nostro tempo?  Questa parabola di Gesù sarà per noi, dedicata a noi, rivolta a noi?  Sì, quel tempo è il nostro tempo. 

Ma in quale tempo viviamo?  Come potremmo definirlo?  Vorrei utilizzare due categorie tratte da questa parabola che Gesù dedica espressamente a noi: questo è il tempo della stoltezza ed è anche il tempo di chi ha smarrito il futuro.  E queste due cose vanno inevitabilmente insieme: quando si smarrisce il futuro si diventa stolti e quando si è stolti si smarrisce il futuro.

Vi porto due esempi.  Il primo sulla stoltezza.  Il comune di Coccaglia, nel bresciano, ha aperto la “Operazione Bianco Natale”, che ha come obiettivo il fare pulizia di tutti gli immigrati clandestini che abitano in quel comune.  Spiega,  l’assessore leghista alla Sicurezza del comune, la “mente” dell’iniziativa: «Per me il Natale non è la festa dell’accoglienza, ma della tradizione cristiana, della nostra identità». L’operazione Bianco Natale prevede un meccanismo semplice: i circa 1500 immigrati, prima delle feste, riceveranno una visita a domicilio da parte dei vigili: a chi non avrà il permesso di soggiorno verrà revocata la residenza. Provvedimento che non ha alcuna motivazione di ordine pubblico, perchè, come ammette lo stesso sindaco, «da noi non c’è criminalità, vogliamo solo iniziare a fare piazza pulita».

Ora Coccaglia non sarà certo Caput mundi, capitale del mondo, ma il problema è che il mondo sta sempre di più somigliando a Coccaglia.  Un mondo sempre più stolto!

Il secondo esempio è sulla perdita del futuro.  Si usa ormai l’espressione: generazione senza futuro per descrivere tante persone che vivono prigioniere del presente.  In una intervista ad un ragazzo eroinomane che senza nascondersi, ha parlato della sua vita disperata, del trovarsi solo al mondo dopo che erano venuti a mancare i nonni e dell'essere malato di Aids; in questa intervista, il giornalista gli ha chiesto come vedeva il proprio futuro, il giovane si è stretto nelle spalle e ha domandato a sua volta: "Quale futuro posso immaginare io?".

Quale futuro può immaginare un giovane?  Così scrive su un blog una giovane angosciata: “… i giovani sono già fortunati se trovano un lavoro a tempo determinato con regolare assunzione. I più si ritrovano con un contratto a progetto a fare un lavoro che nella realtà ti impegna più di un dipendente, senza diritto a malattia, ferie pagate o, più semplicemente, ad un orario umano. Eppure siamo proprio noi giovani che dovremmo rappresentare il futuro. Perchè allora ci viene negata ogni possibilità? Perchè non possiamo realizzare i nostri sogni? Perchè ci si lamenta se rimaniamo a casa dai genitori? Perchè non si fanno controlli sui nostri contratti? Perchè nessuno si preoccupa di verificare la corretta applicazione di questi contratti? Come è possibile che i contratti durino anche un anno senza dare diritto alle ferie o alla malattia? Come si può demandare tutto ciò alla "bontà" del datore di lavoro? So che queste domande non troveranno risposta ma è da qualche tempo che rimuginavo su questi quesiti e adesso è giunto il momento di dare sfogo alla mia angoscia”.

Sì, viviamo in un tempo segnato dalla stoltezza e dalla mancanza di futuro.  Ma noi cristiani possiamo dire qualcosa?  Abbiamo un contributo anche piccolo che possiamo dare?  Io penso di sì e come ogni volta proverò ad essere quanto più chiaro possibile.  Tre cose possiamo offrire.  La prima cosa voglio chiamarla scorta.  Bisogna uscire ad affrontare la vita avendo con sé una scorta, proprio come le cinque vergini sagge che portano con sé oltre che la lampada anche una scorta d’olio.

Dobbiamo portare con noi una scorta di senso della vita.  Una scorta di parole che sappiano consolare.  Una scorta di pensieri che sappiamo ridare speranza lì dove c’è disperazione.  Una scorta di solidarietà.  Una scorta di giustizia.  Non possiamo uscire fuori se non abbiamo prima preso con noi la scorta della fede. 

 

 CONTINUA ...

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